Befana amara [dolcissima in verità] per i ribelli del Traforo

gen 7, 2012

Corriere di Verona

Brucia al rogo il biscione nero che avvinghia la città. «Se le faville vanno verso sud, verso palazzo Barbieri, vuol dire che il falò è propizio» aveva anticipato il presidente del Comitato contro il Traforo Alberto Sperotto. E così, mentre lo «stregaforo a doppia canna» si accartoccia su se stesso, si scruta il cielo sopra Quinzano per trarne favorevoli presagi. Dentro la casetta, sotto la chiesa di San Rocco, penzolano le calze della Befana in attesa di un’offerta come segno di solidarietà per chi, in Valpolicella, è stato danneggiato da atti vandalici.

Saranno un centinaio i presenti che, dal pomeriggio, si sono dati appuntamento: tra loro ci sono gli espropriandi della zona, una trentina sui 400 complessivi, che all’ineluttabilità dell’opera proprio non si vogliono arrendere. «Tutte persone ed aziende che verranno travolte dalla realizzazione del traforo» racconta Pietro Zanoni, coordinatore degli espropriandi, che come molti perderà buona parte dei terreni della propria azienda agricola. «Noi non difendiamo semplicemente le nostre terre – precisa - perché riconosciamo il principio di cederle in nome di un bene superiore della comunità. Ma sacrificare tutto per un’opera inutile, quello lo riteniamo assolutamente inaccettabile».

Tutti pronti a continuare nella protesta quindi, con Beppino Perusi che dai fornelli su cui bolle il risotto cita il sindaco Tosi: «Cinque anni fa si presentò qui assieme a Paolo Tosato e disse: è impensabile che il traforo passi da via Santini e da via San Rocco. Gli voglio ricordare quelle parole che disse mentre mangiava il mio risotto e che mandò stampate sui volantini. Oggi non ci vuole nemmeno più ricevere». Perché proprio gli abitanti delle due vie e delle zone limitrofe sono i più agguerriti: c’è chi perderà il vigneto, e ci troviamo nella Valpolicella doc, chi il giardino e la cantina, chi avrà mangiata la terra dell’azienda, e chi si vedrà l’opera correre ad otto metri dalle proprie finestre.

«Bevete questo vino, sentite com’è buono. Su questo vigneto ci faranno un parcheggio», dice serio Perusi. E mentre si stappa l’ultima potenziale annata di Recioto ci si prepara ai mesi che verranno: con l’indicazione della società concessionaria dell’opera, verranno discussi al Tar i ricorsi già presentati e si prepareranno nuove manifestazioni in città. Vanno in alto le faville, verso il centro città. Ma qui i venti soffiano quasi sempre da nord.

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