Focus sui sedentari
A Verona traforo e nuove autostrade in mezzo ai quartieri per avere, forse, la possibilità di raggiungere ogni angolo della città con l’auto privata (meglio se SUV) e farla attraversare dai mezzi pesanti per risparmiare 4 km di tangenziali. Come dire, progettare la città per le auto e non per le persone. Questo il leitmotiv dell’attuale amministrazione.
Nell’ultimo numero della rivista Focus, dicembre 2011, un titolo accattivante: “Come migliorare la tua città (e i suoi abitanti)”. “Camminabile” e “Più pulita e più stimolante”: un inizio che ha immediatamente sollecitato la mia curiosità. Tra le tante notizie, un tema poco dibattuto: ammalarsi per sedentarietà. Ho sempre pensato che l’inquinamento, atmosferico, acustico e quant’altro, fossero armi insuperabili a disposizione degli inconsapevoli killer che abitano le auto, e invece: “le malattie da sedentarietà uccidono 10 volte di più dell’inquinamento … Il problema non è solo l’inquinamento dell’aria, che nessuno sottovaluta perché danneggia il sistema cardiorespiratorio soprattutto dei bambini e anziani ma… oggi il numero maggiore di vittime lo fa la sedentarietà”. Lecito domandarsi allora perché continuiamo a progettare l’espansione delle nostre città pensando unicamente al mezzo privato, disincentivando l’uso dei muscoli (le gambe)? L’obesità è figlia della sedentarietà e il “sovrappeso è all’origine di molte malattie quali il diabete, l’ipertensione, malattie cardio-cerebro-vascolari (come infarti e ictus), tumori, osteoporosi, depressione, ansia, difficoltà di concentrazione ecc”.
Ma se nelle città “l’impianto dei marciapiedi è troppo stretto, sconnesso, o invaso dalle auto in sosta, se non ci sono panchine, alberi che riparino dal sole o brevi spioventi che riparino dagli acquazzoni, gli anziani non usciranno di casa per timore di cadere o di non farcela”. E, possiamo aggiungere, la situazione non migliora per le mamme con annesso passeggino o persone diversamente abili. Nel 2020 un italiano su quatto (il 25%) sarà annoverato nella categoria degli anziani.
Così ai danni, già rilevanti, che le auto causano alla salute con le polveri sottili (le note PM10, PM2,5 e le PM0,1), dobbiamo aggiungere quelli prodotti dalla sedentarietà. Una vita che corre “dal letto, alla sedia, all’ascensore, al sedile dell’auto, ad un’altra
sedia, ad un’altra poltrona, per tornare nuovamente al letto” costa alla collettività dai 150 ai 300 euro l’anno per abitante come rilevato da due ricerche condotte in Svizzera e nel Regno Unito. Uno studio scozzese (http://bit.ly/uZOj6n) ha calcolato che in Scozia se il 20% dei percorsi al di sotto degli 8 Km fossero fatti con la bicicletta, ci sarebbe un risparmio tra i 1.147 e 2.294 miliardi di euro all’anno.
In mezzo a queste scoperte, ci si ritrova poi con la notizia che a Barcellona ci sono 181 mila sottoscrittori del servizio di bike sharing (l’11% degli abitanti) che fanno ridurre il traffico automobilistico del 4% con un risparmio annuo di 9 milioni di Kg di biossido di carbonio.
Risparmio: parola magica in periodi di crisi. Risparmiare facendo del bene a noi stessi, alle altre persone e alla natura: queste sono gran belle notizie.
E per i veronesi? Potremmo aggiungere, a questi risparmi, un miliardo di euro oggi destinati alla realizzazione e gestione del traforo delle Torricelle. Soldi che ogni singolo cittadino potrebbe destinare, negli anni, non al pedaggio, alla manutenzione e alla
gestione dell’autostrada, ma per lo sport, le gite all’aria aperta, per acquistare una bicicletta o arrivare a fine mese senza troppe rinunce, pagare un pezzo di mutuo e le bollette, costruendo un servizio di trasporto pubblico efficiente e veloce. I soldi da spendere, alla fine potrebbero essere inferiori al miliardo di euro oggi preventivato per l’incombente terza autostrada
cittadina con annesso traforo e il risultato, per noi e per la collettività, ben diverso.
Un piccolo inciso: le esperienze fatte in tante città ci dicono che se la gente è invogliata a passeggiare per le strade, la città è più sicura, mentre l’uso intensivo delle automobili aumenta, oltre alla probabilità di ammalarsi, solo gli incidenti.


















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