Per Technital una durissima riorganizzazione in corso - Traforo di Verona
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Per Technital una durissima riorganizzazione in corso

“In un progetto di siffatta portata, anche temporale, addurre l’imprevedibilità dei cicli economici equivarrebbe infatti a sostenere l’ignoranza o la scarsa diligenza professionale dell’operatore economico” lo scriveva il dott. Raffaele Cantone – presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione – il 17/11/2014 in risposta al parere sulle modifiche chieste da Technital al progetto, già aggiudicato, del passante nord traforo delle Torricelle.

Ora Technital, sulle pagine del Corriere di Verona, dà la colpa all’imprevedibilità che di “grandi opere se ne fanno sempre meno” alla crisi nerissima che sta passando.

Il problema non sta nell’imprevedibilità delle cose, che un imprenditore deve saper prevedere, ma nelle cose che negli ultimi anni sono per fortuna cambiate: non si possono più fare progetti imbrogliando le carte con la certezza che poi i conti si faranno tornare perché c’è Pantalone che paga, perché si rimane col cerino acceso in mano. E Technital di cerini accesi ne ha molti, per questo si sta bruciando le dita e, anche in questo caso, a pagare sono i dipendenti.

Gli ignoranti e i professionalmente scarsamente diligenti professionalmente il compenso continuano a portarselo a casa.
PS: sarebbe interessante sapere se qualche socio di Technital è stato coinvolto direttamente nelle ultime indagini sulla tangentopoli veneta, cosa che non è dato sapere visto che la proprietà è mascherata da tre fiduciarie.

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Corriere di Verona, 1/settembre/2016

Dentro la crisi nera dell’azienda che progetta traforo e filobus
Per Technital una durissima riorganizzazione in corso
Lettera dei dipendenti: «La nostra dignità calpestata»

VERONA È stata tra le più grandi e importanti società ingegneristiche d’Italia. Ha fatto la sua fortuna progettando le grandi opere, dalle autostrade al Mose. Ma da quando di grandi opere se ne fanno sempre meno, Technital è entrata in una crisi nerissima.
La complessa ristrutturazione aziendale in atto non ha risparmiato nemmeno i vertici. Lo scorso luglio il consiglio di amministrazione è stato azzerato e sostituito, per ragioni di costi, da un amministratore unico, nella figura dell’ingegner Alberto Scotti, già presidente dell’azienda. Massimo Raccosta, da amministratore delegato, è passato a un incarico di procuratore speciale, continuando comunque a seguire i suoi dossier, in primis quello del traforo delle Torricelle per cui ora si tenta di coinvolgere gli spagnoli di Abertis – prossimi padroni dell’Autostrada Brescia-Padova – nella società di progetto. Proprio per sondare questa ipotesi è stata chiesta (e sarà ottenuta) una nuova proroga al Comune rispetto alla scadenza del 5 settembre per la presentazione della proposta finale.
Ben più dolorose sono state le conseguenze della ristrutturazione per i dipendenti dell’azienda che, nei momenti d’oro, arrivava ad impiegare quasi trecento persone, altamente qualificate, in gran parte ingegneri. L’ultimo accordo, firmato con i sindacati, prevede tra le altre cose la chiusura della sede di Milano (resterà solo quella di Verona, in via Cattaneo) e ammortizzatori sociali come incentivi all’esodo e cassa integrazione, ordinaria prima e straordinaria poi. «Prima delle ferie – spiega Stefano Facci della Cgil – c’erano circa 35 lavoratori in cassa, che dovrebbero salire a 90 nei prossimi mesi, in cui si andranno ad esaurire alcune commesse. Già ai primi di agosto, abbiamo chiesto un nuovo incontro con i vertici per verificare la situazione».
Che la situazione resti tesissima lo conferma una lettera di alcuni dipendenti Technital inviata ieri ai quotidiani e indirizzata a Scotti «per cercare di farLe capire quelle che sono le sensazioni che viviamo quotidianamente, da quando ci svegliamo, sperando che non sia nel cuore della notte, di soprassalto, a quando ci corichiamo con quel carico di angoscia che da dieci mesi via via aumenta il suo peso». Si accenna alla cassa integrazione senza rotazione («Lei ha creato una black-list: questi sono i fatti», e ancora: «calpesta la nostra dignità»), alle continue richieste ai dipendenti di ridursi gli stipendi . Si accenna anche al «gesto estremo di un impiegato», un suicidio negli scorsi mesi che ha turbato tutta la comunità Technital.
Per l’azienda, l’unico modo per superare questa fase complicatissima della sua storia, è ottenere nuove commesse e ricominciare a lavorare. Un compito non semplice, nel contesto attuale, sia italiano che internazionale. «Si vocifera anche di nuove commesse – spiega ancora Facci dalla Cgil – ma non ci sono al momento certezze a riguardo».
La salute di Technital è chiaramente determinante anche per la sorte dei progetti delle grandi opere a Verona. C’è il traforo delle Torricelle in primis, la cui gara fu aggiudicata a una cordata guidata da Technital nel 2011 e per cui, adesso, ci si aggrappa ad Abertis come ultima speranza. C’è poi il filobus: Technital ha curato tutto la fase progettuale, ma non potrà essere pagata per il suo lavoro fino a che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) stanzierà il contributo pubblico a favore dell’opera.
Sul futuro di Technital pende anche la spada di Damocle della fideiussione da 8 milioni di euro sottoscritta a suo tempo per garantire la realizzazione del traforo delle Torricelle, che i tecnici comunali hanno invitato l’amministrazione ad escutere. «Se il Comune avesse escusso la fideiussione, io avrei chiuso il giorno dopo», diceva alcuni mesi fa Raccosta ma sono parole, purtroppo, ancora molto attuali anche se, di certo, l’azienda nell’eventualità avvierebbe una decisa battaglia legale contro Palazzo Barbieri.

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