Varie

Una storia lunga e ingarbugliata, partita molto tempo fa ma che solo negli ultimi anni ha avuto quella accelerazione sufficiente ad innescare il pensiero che l’opera potrebbe essere realizzata.

Nata negli anni 50 (forse anche prima visto che lo stesso imperatore Francesco Giuseppe sembra abbia rincorso questa idea), si presenta oggi quasi immutata nelle sue caratteristiche e nella sua valenza, come se questi 60 anni non fossero mai trascorsi. E invece la città è cambiata, è cresciuta, si è sviluppata espandendosi sostanzialmente nella parte sud del suo territorio, pianeggiante. Questo non sembra abbia avuto significato per le ultime amministrazioni, che hanno inseguito il sogno della chiusura di un anello circonvallatorio alla stregua delle grandi metropoli europee. Per quale fine? A quale scopo? Molte sono le città che, come Verona, strette dalla collina alle loro spalle, non hanno un anello circonvallatorio. Molte anche quelle, italiane ed europee, che hanno anelli circonvallatori che passano a debita distanza dal centro abitato. Molte le città che hanno dato al grave  problema del traffico soluzioni diverse da quella di riempire il territorio di strade e hanno  cercato risposte alternative al vero problema della mobilità. Perché è di questo che bisognerebbe parlare: come è possibile ridurre il traffico nelle città garantendo alle  persone il loro diritto di “muoversi”. Come possiamo rendere le nostre città, per la gente che le frequenta,  più vivibili e meno inquinate dai gas di scarico delle automobili, come possiamo garantire a tutti, anziani e bambini compresi, una mobilità adeguata le loro esigenze e possibilità. Invece, ci vogliono far credere che la soluzione al problema della mobilità sia racchiuso nella sorprendente possibilità di correre su nuove auto-strade cittadine il più velocemente possibile con i propri mezzi privati e che il diritto alla mobilità coincida con la possibilità di raggiungere ogni piazza, anche la più nascosta, con un SUV, magari per fare shopping, andare al locale di moda o al centro benessere.

Quello che segue è un resoconto, parziale e incompleto, che racconta la fatica, la determinazione, la testardaggine di tante persone che non hanno inteso e non intendono arrendersi allo scempio di una autostrada inutile, dannosa e costosa per la cittadinanza.

la storia (pdf 96Kb)

Amici di Verona: diverse ipotesi di traforo (pdf 450 Kb)